Marzo, 26 

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VAI ALL'INFERNO!

INDICE: 

  • PLAYLIST DI MARZO
  • IL CONTRAPPASSO, TUTTO TORNA
  • IL SACROSANTO DIRITTO DI NON MERITARSI LE COSE 
  • CONSIGLI DEL MESE 

PLAYLIST  DI MARZO   

IL CONTRAPPASSO, TUTTO TORNA

Ogni nostra azione ha un riscontro nella nostra vita e in quella degli altri. E questo Dante lo aveva capito benissimo. Nella Divina Commedia, e in particolare nell’Inferno, ogni anima è punita secondo una logica precisissima: il contrappasso. La pena è legata al peccato commesso in vita, per analogia o per contrasto. Chi non ha mai preso posizione — gli ignavi — è condannato, per contrasto, a inseguire per l’eternità un’insegna vuota, punto da vespe e mosconi: in vita non hanno seguito nulla, ora seguono una cosa qualsiasi. I lussuriosi, per analogia, sono travolti da una bufera eterna, così come in vita furono travolti dalla passione. È una legge poetica, certo. Ma è anche una metafora potentissima: le scelte costruiscono il tipo di mondo in cui poi ti ritrovi a vivere. Non stiamo parlando di pene eterne o punizioni cosmiche, serenità!!!!!! Ma di qualcosa di un po’ più reale. Nel blog di oggi la parola d’ordine è “reciprocità”. La reciprocità è una norma sociale secondo cui tendiamo a restituire il bene che riceviamo, e spesso anche il male. Se qualcuno è gentile con noi, sentiamo l’impulso di ricambiare. Se qualcuno ci ferisce, siamo portati a reagire. Già Cicerone scriveva: “Non c’è dovere più indispensabile che restituire un favore.” Questo non significa: “Siate gentili perché così vi torna qualcosa”. La gentilezza disinteressata resta la forma più bella di buona azione. Ma significa una cosa più sottile: la gentilezza ha un effetto contagioso. Quando qualcuno agisce con generosità, chi riceve è più propenso a fare lo stesso con altri. Si crea un effetto domino. Purtroppo si, funziona anche al contrario. quando le persone percepiscono ingiustizia o mancanza di rispetto, tendono a “punire” l’altro ritirando collaborazione o impegno. se siamo a scuola o al lavoro, e le persone attorno a noi non ci trattano nel modo corretto, tendiamo a ridurre la nostra produttività e la nostra voglia di collaborare. Non è vendetta. È equilibrio. Pensiamo spesso di poter vivere sopra le regole morali delle relazioni: siamo egoisti, traditori, arroganti, manipolatori. Nessuno qui è santo sia chiaro, siamo tutti un po’ peccatori. Ma quando l’azione negativa diventa sistematica, succede qualcosa di molto semplice: le persone si allontanano. E non perché siano crudeli. Perché quando l’egoismo opera “nel modo giusto”, le persone pensano al proprio benessere. E il proprio benessere raramente coincide con restare accanto a chi drena, sfrutta o non ricambia. Questo è il contrappasso quotidiano: non una punizione divina, ma la conseguenza naturale di un equilibrio rotto. Siate buoni miei cari, che tutto torna. Qualcuno lo chiama Karma e noi oggi lo chiamiamo contrappasso.

IL SACROSANTO DIRITTO DI NON MERITARSI LE COSE 

Diciamoci la verità: se avete visto l’ intervista con i papà, probabilmente ve ne siete già fatti un’idea. Ma se dovessi essere collocata in uno dei cerchi dell’inferno dantesco, finirei quasi sicuramente in quello dei lussuriosi. D’altronde il Canto V, quello di Paolo e Francesca, è da sempre uno dei miei preferiti. Come dimenticare le sottolineature con l’evidenziatore giallo sul libro di antologia, accanto a quel meraviglioso verso:

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Versi “rovinati” — o forse semplicemente reinterpretati — da una me diciassettenne che, mentre li evidenziava, pensava all’amore di allora.

Ma torniamo a me, tra i lussuriosi.
L’altro giorno ho visto un TikTok molto bello (Ve lo allego), che riportava all’attenzione dello spettatore un concetto molto semplice la vita, dovrebbe essere piacevole.
Lo scopo della vita, almeno per come la vedo io, dovrebbe essere arrivare alla fine della giornata con la sensazione di aver fatto cose, visto persone, vissuto momenti che ci hanno dato gioia, anche lieve o apparentemente effimera.

E allora perché, a volte, ci sembra così difficile sentirci legittimati a meritatare le cose belle.

Qui mi vengono in aiuto le due parti più razionali di me, ovvero Nina e Viola che, leggendo questo inizio di articolo, probabilmente risponderebbero più o meno così:
“Su questo siamo assolutamente d’accordo, MA seguendo il tuo ragionamento, che ne sarebbe della disciplina, dei traguardi e dei sacrifici necessari per meritarsi le cose?”

 Linea allo studio. Grazie ragazze.

Avete ragione. Credo che ci sia molta gioia anche nel sacrificio. Basta guardare gli atleti che hanno trionfato e non alle Olimpiadi invernali: la felicità nei loro occhi dopo anni e anni di allenamento, spesso accompagnati da rinunce e isolamento sociale.
Ma penso anche a qualcosa di più quotidiano: prendere un bel voto a un esame dopo una sessione passata a disperarsi sui libri.

Il mio discorso riguarda più la quotidianità. Probabilmente la mia è anche una gigantesca giustificazione alla mia pigrizia eh.

Quello che penso è che, a volte, non ci rendiamo conto di quanto le scelte che crediamo “giuste per noi” siano in realtà profondamente influenzate dalla società in cui viviamo. Dal concetto per cui solo dopo aver raggiunto un certo obiettivo possiamo permetterci di goderci la vita. Come se il piacere dovesse sempre arrivare dopo. Mai durante.

Il percorso sembra contare sempre meno dell’arrivo, e le asticelle si alzano ogni volta che raggiungiamo un traguardo.

Quanto sarebbe bello riuscire, ogni tanto, a trarre godimento da qualcosa che non è “utile” a raggiungere uno scopo.
Puro piacere. Piacere disinteressato. 

Potremmo così riuscire a vedere nella vita uno dei suoi sensi più sottovalutati: sentirsi appagati dal vizio.

E quindi: mangio godendo (senza pensare per forza che dovrei dimagrire), dormo con gusto (senza pensare solo che dovrei lavorare), passo del tempo con i miei amici felicemente (senza pensare che oggi ho procrastinato tutto il giorno).

È chiaro: come sempre la seducente regola dell’equilibrio bussa alla porta e ci chiede di essere regolati in tutto.
Ma spesso dimentichiamo l’importanza di quelli che — per citare una nostra bellissima puntata — sono i “(non) trascurabili attimi di felicità”.

CONSIGLI DEL MESE 

LIBRI:

“CHIUDO LA PORTA E URLO” Paolo Nori Ho letto, proprio perché mi piace fare le cose a cazzo, il suo primo e ultimo libro. Usciti a 26 anni di distanza, e tutti e due mi sono piaciuti tantissimo. Diventerà forse la mia nuova ossessione letteraria dopo carrere???? Stay tuned

Io non ho posti da consigliarvi nuovi… sapete che su questa parte qua mi fido molto di più di Sdru e Viola, ma magari siete voi che potete aiutare me:Io e il mio amico fidanzato compagno di vita Filippo Ferrari, cerchiamo disperatamente un posto carino zona corso sempione / piazza firenze in cui berci un bicchiere di vino dopo cena senza andare dall’altra parte di Milano. Aspetto vostri consigli ;)

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FILM

Per questo mese rubriketta speciale dedicata ai miei peccati capitali se si parla di film.
Manca il peccato dell’ira, ma proprio non mi venivano in mente dei film che mi hanno fatto talmente schifo da farmi arrabbiare, voi ne avete?

SUPERBIA: i film che sono orgogliosa di aver visto
- La Vita di Adele
- Il favoloso Mondo di Amelie
- American History X
- Quel che resta del giorno

AVARIZIA: film che avrei voluto durassero di più
- Sister Act
- Piccole Donne
- Mamma mia
- Il matrimonio del mio migliore amico

LUSSURIA: film che ho visto perché volevo farmi l’attore o l’attrice
- Vicky Cristina Barcelona
- Il tempo delle Mele
- Seven
- Amore e altri rimedi

INVIDIA: film in cui vorrei vivere 
- La storia infinita
- La famiglia Belier
- Captain Fantastic
- Harry Potter e la pietra filosofale

ACCIDIA: film che non sono ancora riuscita a vedere
- Prova a prendermi
- Poor Things
- Ritorno al futuro
- Gone Girl