Ogni nostra azione ha un riscontro nella nostra vita e in quella degli altri. E questo Dante lo aveva capito benissimo. Nella Divina Commedia, e in particolare nell’Inferno, ogni anima è punita secondo una logica precisissima: il contrappasso. La pena è legata al peccato commesso in vita, per analogia o per contrasto. Chi non ha mai preso posizione — gli ignavi — è condannato, per contrasto, a inseguire per l’eternità un’insegna vuota, punto da vespe e mosconi: in vita non hanno seguito nulla, ora seguono una cosa qualsiasi. I lussuriosi, per analogia, sono travolti da una bufera eterna, così come in vita furono travolti dalla passione. È una legge poetica, certo. Ma è anche una metafora potentissima: le scelte costruiscono il tipo di mondo in cui poi ti ritrovi a vivere. Non stiamo parlando di pene eterne o punizioni cosmiche, serenità!!!!!! Ma di qualcosa di un po’ più reale. Nel blog di oggi la parola d’ordine è “reciprocità”. La reciprocità è una norma sociale secondo cui tendiamo a restituire il bene che riceviamo, e spesso anche il male. Se qualcuno è gentile con noi, sentiamo l’impulso di ricambiare. Se qualcuno ci ferisce, siamo portati a reagire. Già Cicerone scriveva: “Non c’è dovere più indispensabile che restituire un favore.” Questo non significa: “Siate gentili perché così vi torna qualcosa”. La gentilezza disinteressata resta la forma più bella di buona azione. Ma significa una cosa più sottile: la gentilezza ha un effetto contagioso. Quando qualcuno agisce con generosità, chi riceve è più propenso a fare lo stesso con altri. Si crea un effetto domino. Purtroppo si, funziona anche al contrario. quando le persone percepiscono ingiustizia o mancanza di rispetto, tendono a “punire” l’altro ritirando collaborazione o impegno. se siamo a scuola o al lavoro, e le persone attorno a noi non ci trattano nel modo corretto, tendiamo a ridurre la nostra produttività e la nostra voglia di collaborare. Non è vendetta. È equilibrio. Pensiamo spesso di poter vivere sopra le regole morali delle relazioni: siamo egoisti, traditori, arroganti, manipolatori. Nessuno qui è santo sia chiaro, siamo tutti un po’ peccatori. Ma quando l’azione negativa diventa sistematica, succede qualcosa di molto semplice: le persone si allontanano. E non perché siano crudeli. Perché quando l’egoismo opera “nel modo giusto”, le persone pensano al proprio benessere. E il proprio benessere raramente coincide con restare accanto a chi drena, sfrutta o non ricambia. Questo è il contrappasso quotidiano: non una punizione divina, ma la conseguenza naturale di un equilibrio rotto. Siate buoni miei cari, che tutto torna. Qualcuno lo chiama Karma e noi oggi lo chiamiamo contrappasso.